Ieri, martedì 13 settembre, la classe IV ha partecipato a un workshop chiamato CollegaMenti tenuto dall’artista boliviana Narda Zapata.

Il workshop è stato diviso in tre parti: la prima fase è stata di riflessione sulla tecnica del collage usata da artisti come Braque, Picasso, Duchamp, Man Ray e Rauschenberg, ma anche nella Poesia Visiva che Lamberto Pignotti ha definito collage largo; la seconda, più operativa e creativa, è stata quella in cui gli alunni,  ai quali era stato chiesto di raccogliere e portare a scuola materiali a scelta come foglie o fiori secchi, pezzetti di legno, carte colorate, fotografie, filo per cucire, ecc., hanno realizzato i propri collage; la terza è stata dedicata all’intreccio di storie, pensando a una possibile esposizione delle opere.

 

 

Breve biografia di Narda Zapata

Laureata in Storia dell’Arte e successivamente specializzatasi in arti plastiche (Pittura), Zapata ha esposto a La Paz, Cochabamba, Santa Cruz (Bolivia), Santiago del Cile, San Paolo del Brasile, Washington, Roma, Caracas, Berna. Nel 2007 ha fondato Aschoy, un collettivo finalizzato alla ricerca e alla realizzazione di diverse forme d’arte partendo dalla cultura popolare come fonte di un dialogo orizzontale nel processo di creazione. Nel 2009 ha vinto il primo premio per la scultura sociale alla Biennale de La Paz e nel 2014 è stata invitata alla Biennale della Fine del Mondo di Mar del Plata (Argentina). Tra le sue personali si ricordano Intimidades (Galleria Kiosk, Santa Cruz de la Sierra 2008), Kaimán(Lavatoio Contumaciale di Tomaso Binga, Roma 2015), Kaimán #2 (No Made Space, Roma 2015), A cuore aperto (Fondazione Filiberto e Bianca Menna, Roma 2017-2018) e Fragmentos (Sala Mendoza, Caracas 2019). Tra le ultime collettive Women (Gaba.Mc, Macerata 2019), Color (Pensamiento Palabras y Obras, Caracas 2020) e UpCycle. Quando l’arte reinventa il mondo (Residenza delle Arti, Berna 2022) dove ha presentato  Img. Caracas (#1) del 2019 e Img. Caracas (#2) del 2021: due lavori che ci pongono di fronte a un doppio recupero – della memoria e della materia, appunto – per elaborare un discorso su un luogo ormai del tutto in collasso.